Luigi Pirandello… un autore su cui si è scritto tanto o tutto. Chi è quest’uomo, la cui implacabile fantasia, arriva a tormentarlo, spingendo il genio creativo della sua penna, ad esaurirsi, solo quando raccontando dell’ennesimo personaggio (es. La tragedia di un personaggio), mette il suo vissuto su carta! E chi sono quelli che addirittura egli stesso, definisce, esseri più vivi degli individui in carne ed ossa!? Da dove vengono così esigenti e numerosi, i suoi personaggi? “…solitamente di nuovi me ne vengon davanti due e tre per settimana. E spesso la ressa è tanta, ch’io debbo dar retta a più d’uno contemporaneamente. Se non che, a un certo punto, lo spirito così diviso e frastornato si ricusa a quel doppio o triplo allevamento e grida esasperato che, o uno alla volta, piano piano, riposatamente, o via nel limbo tutt’e tre!” E ancora, quali sono, tra gli interrogativi raggiunti dal suo pensiero, quelli materializzati su carta?
Una personalità tanto affascinante quanto complessa, quella del nostro autore! Che in una società di ruoli, maschere e falsità, sente più autentico il teatro, dove maltrattando proprio i suoi amati personaggi, si prende la libertà di non fingere ed essere se stesso, al punto da spogliare la sua anima e lasciarla nuda, perché gli altri… riflettano. Facendo così, pericolosa luce sulla maschera che portiamo in faccia, Luigi Pirandello obbliga l’uomo moderno a prendere coscienza sull’identità che ha perso, per meglio potersi adattare alle regole del sistema, e sopravviverci come tutti senza restare isolati. Tuttavia, l’umanità che contraddistingue il suo genio, non può fare a meno di rivelare al pubblico, quale terribile conseguenza attende i trasgressori, che di punto in bianco cominciano a gridare la verità! Ed è l’emarginazione, il risultato di tanto coraggio, l’incomprensione degli altri… la follia! Pirandello viveva il suo ruolo di scrittore e drammaturgo, con questo spirito, dedicandosi anima e corpo all’indagine psicologica, in un certo senso… da vero e proprio folle! Creando esseri, personaggi più vivi degli individui in carne e ossa, egli inseguiva la verità oltre mille maschere, più in là delle apparenze, e con tutta la serietà del suo umorismo, fino a trovarla.
Molto significativo, ai fini di comprenderne la grandezza umana, è il testamento, in cui Luigi Pirandello disponeva la volontà di uscire di scena, solo, nudo e senza maschera.
Buona lettura e buona meditazione.
« I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. II. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. III. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. IV. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui ».
