Sulla celebre “Vucciria” di Renato Guttuso è stato detto e scritto veramente tanto, eppure il fascino evocativo di quest’opera è tale, da suscitare in chi guarda, emozioni ed accorgimenti sempre nuovi. Quando il maestro siciliano dipinse questo quadro, aveva 63 anni, ed era nel pieno della sua maturità artistica ed espressiva, morirà dieci anni più tardi a Roma, in un’atmosfera molto diversa da quella palermitana, rappresentata sin nei minimi dettagli proprio nella “Vucciria”.
La parola -vucciria- nel nostro dialetto significa confusione, e la confusione, si sa, è un miscuglio di tante cose: voci, suoni, rumori, oggetti, persone… ma anche odori, gesti… espressioni! Non è un caso infatti che sia stato battezzato con questo nome, un mercato storico (quello di piazza Caracciolo per essere precisi), che insieme a quello delle pulci e al Ballarò, rappresenta il nostro autentico e originario modo di esprimerci ed intraprendere… pubbliche relazioni.
Guardando l’opera (un quadro di 3 m quadri ancora oggi esposto al Palazzo Steri), l’osservatore è immediatamente rapito dal brulicare della confusione, i passanti camminano tra le bancarelle districandosi in un contatto fisico a cui sembrano essere abituati, tanto è vero che nessuno si distoglie dal proprio pensiero per fare spazio all’altro, e naturalmente non per villania! L’unico pezzetto di strada visibile, si libera ai piedi della donna che risale di schiena il mercato, con i sacchetti della spesa.
Lo spazio, più che da rigorose regole prospettiche, è scandito ritmicamente, dalla disposizione delle cassette di frutta e verdura (in alto a sinistra), dalle lastre di marmo su cui si adagia il pesce fresco delle nostre coste (lato sinistro), dagli ortaggi (in basso a destra) con i cesti delle uova, dal vano a destra dedicato alla macelleria, che salta agli occhi per la sua realistica crudezza, e ancora il banco con le olive al di là del setto divisorio e la splendida esposizione di insaccati e formaggi in prossimità del centro.
Se da un lato il pittore ammassa la merce, per meglio rendere lo spirito “vanniatore” di questo mercato, dall’altro, valorizza ogni singolo frutto, ogni singolo pezzo, come un autentico venditore del posto, mostrando il taglio roseo del pesce spada ad esempio, che il pescivendolo (sul margine sinistro) regge con mano vigorosa in attesa di affettarlo per il cliente giusto, oppure della mortadella… o del formaggio, e tutto emana un odore magnifico, genuino, perché la tavolozza è smagliante e rende la consistenza della carne, i sapori delle verdure… a secondo di come il pittore stesso le ha sperimentate.
La distribuzione delle parti all’interno del quadro, per quanto possa apparire disordinata a primo impatto, cura il bilancio dei pesi e delle spinte con un equilibrio preciso, sia cromatico che formale, un equilibrio che come si è accennato in apertura, mira al dinamismo piuttosto che alla staticità, ecco perché sovrapponendo al quadro uno schema strutturale semplice (verticale e orizzontale), solo due elementi rispettano la simmetria nella verticale: una delle tre lampade sospese in alto, e la scodella delle mozzarelle al centro della composizione. Grazie ad allineamenti di questo tipo, il trambusto del mercato non confonde l’osservatore, ma lo invita con armonia, al momento della fruizione.